Catania + Akragas = 0


Rassereniamo un po’ tutti i non amanti della Matematica, i figli illegittimi di una radice (s)quadrata o le damigelle (abbrustolite) dei falò di fine maturità…non vogliamo rievocarvi brutti ricordi…(forse). Ciononostante, Catania + Akragas = 0 è un’equazione che ha senso solo se i due addendi sono, in segno, uno l’opposto dell’altro. Potendovi terrorizzare un altro po’ con frasi da cervelloni squattrinati, un ingegnerucolo della “vanedda” parafraserebbe questa partita dicendo che Catania e Akragas hanno descritto un segnale periodico a valor medio nullo, per tutti i 90 e più minuti. Un andamento sinusoidale in cui ad una semi-onda positiva degli etnei seguiva una negativa degli agrigentini e viceversa.”Si mangia?”, vi chiederete. Più che altro proporrei:”Si digerisce?”. Per chi ha visto la partita, non sono verdurine bollite ciò che abbiamo ingurgitato. Prendiamoci una biochetasi…che è meglio.
Legrottaglie torna nella terra delle sue prime prediche, alla guida del carro agrigentino trainato dagli ex destrieri rossazzurri Ciro Capuano “il neofita” e la versione XL di Sergio Bernardo Almiròn (e chissà se anche lui non abbia accettato il diverso credo). Missione? Uscire indenni dalla terra delle anime penalizzate (e nel frattempo convertirne qualcun’altra per fare l’utile ed il dilettevole).
Primi venti minuti di fuoco angelico, interrotto dalle prime due fiammate etnee: sugli sviluppi di un calcio d’angolo di Russotto è Calil ha vedersi respingere da Vono un colpo di testa ravvicinato; due minuti più tardi, il tiro di Falcone viene salvato sulla linea dall’ottimo Ciro Capuano, con Lulli che litiga letteralmente col pallone al momento di ribadire in rete. Al 30′ esce Falcone (dolorante) per Calderini e si scuote l’Akragas con due conclusioni a lato di poco: prima il tiro dal limite di Zibert (minuto 31) e poi la conclusione a lato di poco di Madonia, lasciato tutto solo in area (minuto 37). Al minuto 40′ si rifà Zibert, sempre dalla stessa mattonella, trovando il gol della domenica proprio sotto l’incrocio dei pali difesi dall’incolpevole Bastianoni. Si chiude, così, la prima frazione di gioco, con un Catania privo di centrocampo ed agonismo in tutti i reparti e con poco altro da segnalare, se non l’evitabilissima ammonizione di Lulli al minuto 42.
Secondo tempo che inizia con lo stesso copione della fine del primo. La squadra di Legrottaglie pressa forte e al minuto 60 sfiora il gol ancora con Madonia, ancora lasciato colpevolmente libero, che spreca a due passi dalla porta. Annullato il centrocampo, Pancaro decide di cambiare modulo e strategia offensiva, inserendo Musacci al posto di Lulli (minuto 61), avanzando il baricentro di Scarsella e mantenendo in campo Agazzi. Il miglioramento c’è e si nota ad occhio nudo per la maggior fluidità del gioco rossazzurro. Al minuto 70, però, episodio clamoroso in area agrigentina: Calil calcia a colpo sicuro, ma il pallone, smorzato dal portiere Vono, viene salvato ancora sulla linea dal sempreverde Capuano. Sul continuo dell’azione Scarsella viene letteralmente placcato in area, ma il direttore di gara, Marco Mainardi di Bergamo, decide proprio di mettersi una mano negli occhi e non fischia un rigore sacrosanto a favore dei rossazzurri. Stuzzicato nell’orgoglio, il Catania mette sotto gli ospiti e sfiora il gol con Russotto che gira un cross basso dal fondo, ma vede l’urlo strozzato in gola ancora dal miracoloso estremo difensore biancazzurro. Allora Pancaro le tenta tutte e getta nella mischia Gianvito Plasmati al posto di Scarsella (minuto 74), passando definitivamente al 4-2-4. Ancora una volta il mister ex Milan e Lazio dimostra di vederci davvero lungo, perché al 87′ Plasmati raccoglie un cross lento di Nunzella, stoppa e trafigge Vono con una bella volé, siglando il meritato pareggio. Finale al cardiopalma, con la sfortunata traversa di Calil e, sul capovolgimento di fronte, il pallonetto sbilenco di Zibert, dove Bastianoni stava per combinarla grossa. Finisce 1-1 il primo dei due derby contigui dei rossazzurri, a termine di una partita decisamente sfortunata, sicuramente, ma anche con palesi deficit di natura psico-atletica.
Abbiamo invocato Eolo, dio dei venti, coi suoi prodigiosi venticcioli, abbiamo asciugato i calzettoni impregnati di fango in quel di Caserta, assistito alle danze spagnole di Garufo e quant’altro abbiate voluto farci credere per spostare l’attenzione da un problema esistente e probante: il calo psicologico. L’approccio alla partita non è stato consono ad una squadra che vuole cancellare la sconfitta in extremis a Castellammare, piuttosto di una nobile con la pancia piena d’applausi e aria fritta nello stomaco. E’ vero anche che la dea bendata non sta puntando il dito verso la nostra squadra, vero pure quanto dice Pancaro riguardo agli arbitraggi disastrosi e figli, secondo noi, di un calcio (sistema) italiano sempre pronto a mettere un piede sopra il malato di turno (a maggior ragione se è il Catania), in modo da non far trapelare altre raccapriccianti verità nascoste. E’ vero tutto ciò, ma Catania non dorme mai, Catania non si riposa mai e i catanesi, per quanto mal’etichettati, non sono persone abituate a piangersi addosso, più volentieri a rinascere migliori di prima. Questo e ciò che tutti quanti i rappresentanti del Calcio Catania devono riuscire ad afferrare, a maggior ragione quando la Matematica, questa brutta belva feroce, non ci permette di essere giudicati per quanto realmente dimostrato in campo.
Calo fisiologico? Può darsi, ma basta con gli alibi! Non c’è il tempo, né la ragione di dare ancora pacche sulle spalle a questi giocatori, per quanto straordinari possano essere stati nelle prime otto giornate. Ieri abbiamo capito il perché di fronte ad una squadra, ben organizzata sicuramente, ma non, di certo, una macchina da guerra. Sarebbe bastato un pizzico in più di carattere per sbloccare la partita e metterla sui giusti binari. Merito, ovviamente, anche di Legrottaglie, capace di imbrigliare Agazzi e chiudere le fonti di gioco a centrocampo, costringendo all’impostazione Pelagatti e Ferrario (non due paia di piedi vellutati), con lanci lunghi davvero improbabili da mettere giù con i puntuali raddoppi di marcatura di Capuano & co. Sembra, tuttavia, un film già visto. Ricordiamoci il Cosenza visto lo scorso 7 Ottobre: la partita dei venticcioli di ponente. La trama di gioco fu la stessa, con una squadra (il Cosenza) che si arroccava in difesa e tentava di pungere in contropiede. In quell’occasione molti di noi addossarono la colpa al dio dei venti per il mancato tap-in sotto porta di Calil, adesso alla dea bendata e la prossima volta a quale dio mitologico addosseremo le colpe di un magro bottino? A Zeus, Hercules, Giunone o a quale altro tizio?
Nel frattempo che cerchiamo fra i nostri libri di Antologia a quale “santo” affidare le sorti del nostro destino, la dea non dichiarata, la Matematica, ci condanna al terz’ultimo posto in classifica, non lo dimentichiamo. Questi uomini, da Pancaro all’ultimo magazziniere della società etnea, hanno accettato una sfida improbabile ma non impossibile, consapevoli di ciò a cui andavano incontro e dei gropponi da dover digerire. Chi ha il tempo di imprecare, recriminare e cercare alibi assurdi è pregato di alzare i tacchi ed escludersi dalla lotta, perché LE BIOCHETASI SI PRENDONO A STOMACO PIENO…E ANCORA NON CI SIAMO SEDUTI A MANGIARE!
Top & Flop
Top
Plasmati, il gigante dai piedi buoni. Ritornato a Catania, dove ha tessuto le sue tele migliori, è stato spesso invocato dalla piazza etnea, ma, come da lui stesso affermato, non era pronto né dal punto di vista atletico, né da quello fisico, con un piccolo stiramento che ha ritardato il suo ingresso in campo. Chiamato al rapporto, però, ha rimesso in piedi una partita difficile, stoppando e calciando in porta un cross a campanile di Nunzella, con l’eleganza per nulla associabile alla tipoligia di giocatore quale è. Davvero impossibile la sua coesistenza con Calil?
Cal-il (figlio di Jor-El), la forza di un Superman inespresso. Sembra averci preso gusto con questa cosa del rifinitore-attaccante e, a dire il vero, è fondamentale il suo lavoro in fase di ripiego. Nasconde sicuramente un potenziale latente, ma la sua cabeza kryptoniana non gli rende il giusto merito. Se la ride, a sbaffo, la traversa.
Turbo-Nunzella 2.0 20 valvole. Il suo lavoro, in fase di attacco e difesa, è costante ed impressiona quanto corra. Dai suoi cross provengono sicuramente le azioni più pericolose dei rossazzurri, paradossale come arrivi il gol proprio dal suo peggior cross. Magari ad avercene un altro…
Flop
Il centrocampo…aridanghete! Idem con patate di Castellammare. Agazzi semplicemente annullato dopo appena 20 minuti di gioco e Lulli imbarazzante palla al piede, per giunta ingenuo in occasione della sua ammonizione falciando un giocatore avversario che poteva essere benissimo tamponato, in quanto lontano dalla porta. Siccome è lecito pensare che tutte (o quasi) le squadre che verranno a Catania adotteranno lo stesso modus operandi, non è che, forse, la soluzione sarebbe proprio il duo Agazzi-Musacci, almeno in questi frangenti? Ergo…a voi fare due più due.
Parisi o Garufo? Onestamente parlando, nessuno dei due sembra dare le opportune certezze da quel lato. Perennemente saltato e fuori posizione il primo, troppo “spagnoleggiante” il secondo. In fase propositiva qualche punto in più per il giovane, ma inutile se non sai tenere il senso della posizione. Urge un terzino destro a Gennaio…come il pane!
Calderini…dove sei? AAA cercasi disperatamente il giocatore del Catania Elio Calderini, di anni 27. Chiunque lo vedesse in campo ci faccia un segno visibile, magari un segnale di fumo o simile. Grazie.
Le pagelle
Catania (4-3-3): Bastianoni 5,5; Parisi 5, Pelagatti 5, Ferrario 5,5, Nunzella 6,5; Agazzi 5; Scarsella 5,5 (dal 74′ Plasmati 7), Lulli 5 (dal 61′ Musacci 6); Falcone 5 (dal 30′ Calderini 5), Calil 6,5, Russotto 6. All. Pancaro 6.
Arbitro Marco Mainardi di Bergamo – voto 4.
di Pietro Santonocito
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