Catania 3-1 Messina: i top e flop

Derby rilancio per i rossazzurri di Pino Rigoli che vincono meritatamente una partita giocata a viso aperto da entrambe le compagini. Sicuramente ampi passi in avanti nel collettivo, ma determinante risulta Andrea Di Grazia nell’economia generale della partita, anche e non solo per la tripletta messa e segno. Tutto oro quel che luccica? Purtroppo dobbiamo dire di no. Questi i top e flop del derby di siculo-orientale:
Top
DI GRAZIA – panacea: il migliore dei suoi, ma non solo quest’oggi, almeno da 3 partite. Tecnicamente una spanna superiore a tutti e 22 gli atleti in campo… Ed è tutto un dire. Cambio di passo, rapidità e, finalmente, anche concretezza sotto porta sono le armi migliori che il giovane catanese ha messo in campo, trascinando, di fatto, il Catania alla vittoria. Carattere e grinta da vendere sino alla fine, infatti il suo 3-1 agli sgoccioli della partita è provvidenziale per porre fine al match e sfumare il forcing finale dei peloritani. Adesso, continuità e vietato montarsi la testa. Avanti tutta Andrea.
Biagianti – anima del centrocampo: parlando di amore per il proprio lavoro, dal precedente non dobbiamo scostarci di troppo per parlare del capitano rossazzurro che di amore ne ha da vendere. Esperienza e corsa, ma anche saggezza nello smorzare gli animi cruenti dei suoi compagni. È lui il vero punto di riferimento per tutti.
Bucolo – teletrasporter: Possiamo semplicemente dire che lui è la genialata più importante che Rigoli abbia mai trovato. Averlo preferito all’equivoco Scoppa ha dato veramente una ventata di ossigeno al centrocampo che adesso sembra già qualcosa di simile ad un reparto fondamentale. Saretto è infatti il cuore: corre a tutto campo, recupera quantità abnormi di palloni e sa anche ripartire. Condiamo il tutto con un pizzico di esperienza nei frangenti chiave del match, sale, pepe (che non gli manca di certo) ed il piatto è servito. Servo della Proboscide innalzata in cielo e mai doma.
Flop
Difesa distratta: A volte capita, ma, spesso, non è più coincidenza, né sbagliare umano. Qualcosa non va in fase difensiva, soprattutto quando si mischiano insieme troppe lingue multinazionali. Gil su tutti, non male nel complesso, propizia due errori difensivi di cui uno porta al gol del Messina che accorcia le distanze. Tiratina di orecchie anche per Djordjevic, ottimo in propulsione offensiva ma “distratto” e troppo distante in marcatura. Da rivedere completamente il modus operandi dei nostri marcatori sui calci da fermo: a zona sí, ma non esageriamo…
Dal 46′ al 94′ il Catania dov’é stato? – Se abbiamo elogiato tutti in positivo, anche per effetto della vittoria, dobbiamo dire con onestà intellettuale che, eccezion fatta per l’acuto di Di Grazia del 3-1, il Catania ha rinunciato a giocare nella ripresa. Paura di vincere? Può darsi, ma il tempo di avere paura è finito.
Arbitro Balice – scarso: Dobbiamo dire con altrettanta onestà che l’arbitro non ha disputato una partita sufficiente. Sempre fuori posizione sui contrasti di gioco, nega dei cartellini gialli ai giallorossi per falli da tergo su Calil e Di Grazia, per via del suo modo di arrancare sul campo. Nega almeno due rigori plateali, di cui uno su Cali nella ripresa grida ancora allo scandalo. Continua la presa di posizione dell’AIA che abbiamo sempre scongiurato: nel dubbio non patteggiare mai per il Catania, male dei mali di questo calcio.
Pietro Santonocito
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