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Istinto RossazzurroVersione completa

Catania 1-1 Crotone: il pagellone

Pietro SantonocitoAggiornato
il pagellone di Istinto Rossazzurro

il pagellone di Istinto Rossazzurro

Catania a basso regime nel posticipo della 26a giornata di serie B, contro un Crotone cinico e arroccato in difesa. Del “figliol prodigo” Lucas Castro il gol in pieno recupero che salva i rossazzurri da un risultato che sarebbe stato troppo bugiardo.

Gillet – 6: Un tiro in porta dei calabresi (per altro in mischia dentro l’area di rigore) un gol. Questa la partita degli avversari. Motivo per cui “Il gatto di Liegi” non ha dovuto graffiare tanto per sventare i pericoli provenienti dagli ospiti, piuttosto “leccarsi le zampe” a mo’ di “speriamo che me le imbratti prima o poi”. Una sicurezza per la squadra, sia come punto di riferimento per i retropassaggi “azzardati” dei compagni che per la puntualità e acume tattico nelle uscite banali…che banali fa sembrare.

Schiavi/Ceccarelli – 6,5: Partono entrambi molto fermi sulle gambe e subiscono la vivacità dei “piccoletti” rossoblù perdendosi alcune marcature. Si riprendono alla grande col passare dei minuti sbagliando poco o nulla e riuscendo, spesso, a mettere una pezza sugli svarioni in appoggio di Coppola e Rinaudo. Più giocano assieme e più sembrano la coppia perfetta.

Mazzotta – 5: Penalizzato tanto dall’atteggiamento difensivo del Crotone quanto dal 4-3-1-2 di Marcolin, non riesce quasi mai a mettere un cross dal fondo, se non al 39′ quando Maniero gira di testa e trova la traversa difesa da Cordaz. Sicuramente la controfigura del sé stesso delle precedenti partite regolarmente giocate, ma è palese quanto sia indispensabile il suo apporto in fase offensiva in questo modulo di gioco.

-> dal 36′ (st) Capuano – sv

Belmonte – 5,5: Anche lui soffre le scorribande calabresi dalle sue parti e non riesce a chiudere le diagonali sempre in maniera efficace, evidenziando parecchio affanno e carenza atletica. Qualche miglioramento nella ripresa, con pochi affondi offensivi, ma senza grandi pretese.

Sciaudone – 6,5: E’ l’unico ad emergere dall’apatia dei primi 20 minuti di gioco, cercando di scuotere la squadra e di mantenere la calma. Suoi i soli squilli dalle parti dell’estremo difensore rossoblù, come il gran tiro al 15′ che si stampa sulla traversa e il successivo, al 18′, che Cordaz devia in calcio d’angolo. Viene sostituito al 30′ del st per lasciare il posto a Martinho.

-> dal 30′ Martinho – 5,5: Si accentra troppo spesso cercando di lanciare verticalmente Calaiò e compagni, invece di cercare il fondo ed eventualmente mettere qualche pallone in mezzo o entrare in aria. Quando lo fa, infatti, diventa pericoloso, come al 39′ quando penetra in aria e mette un pallone interessante non sfruttato adeguatamente.

Rinaudo – 6: Non una grande partita per lui, pressato costantemente da Stoian incaricato a non farlo pensare col pallone tra i piedi. Lui ci mette, però, un po’ del suo, sbagliando alcuni facili retropassaggi e rallentando parecchio l’azione, ma con 9 avversari su 11 ad aspettarlo con la bava alla bocca…sfido chiunque a riuscire a fare gioco. Nel secondo tempo i ritmi calano ed ha più tempo per impostare la manovra, ma non sempre viene capito dai compagni.

Coppola – 5: Troppo nervoso per tutto il primo tempo e disastroso in fase d’appoggio. Cade ingenuamente nella trappola avversaria dell’istigazione psicologica e non riesce a fare filtro nei contropiedi calabresi, spesso causati anche da un suo errore.

Rosina – 5: La peggior partita vista sin’ora del “pelato” Alessandro. Merito al Crotone, ovviamente, capace di non fargli arrivare palle giocabili, ma anche lui ci mette del suo nel far imbestialire i tifosi con tiri alle stelle e palloni sprecati in modo troppo frettoloso.

Maniero – 6: Grande spirito di sacrificio, buone sponde e ottimi movimenti per tutto il primo tempo, con una traversa colpita che gli lascia l’urlo strozzato in gola. Viene, inspiegabilmente, sostituito al 17′ del st al posto di Castro.

-> dal 17′ (st) Castro – 6,5: Il “ritorno” del figliol prodigo, come lo abbiamo denominato ad inizio articolo. A dire il vero non disputa per niente una partita sufficiente, dando la dimostrazione di essere troppo lento e lezioso palla al piede. Eppure, come sempre succede nel calcio, proprio chi non ti aspetti ti risolve la partita e così è stato: bellissima elevazione e sospensione in aria, inzuccata vincente e pareggio che fa esplodere il Massimino.

Calaiò – 5: Patologia ormai palesemente dichiarata: il fuorigioco. Non si contano nemmeno il numero di offside su cui cade, ingenuamente, il centravanti palermitano, permettendo alla squadra calabrese di rifiatare e ripartire allontanando i pericoli dalla propria porta. Pochi i palloni giocabili, tra l’altro, non sfruttati a dovere.

Marcolin – 5: Contro questo tipo di squadre chiuse è lampante la necessità di cambiare modulo di gioco, dando più profondità sulle fasce (ieri completamente inesistenti) e cercando di trovare degli interpreti più rapidi nel far girare palla. Neanche troppo veemente l’approccio della squadra alla partita, come a parer di aver già vinto la partita senza neanche scendere in campo. La prima mezz’ora, infatti, racconta di una squadra troppo superficiale, distratta e molle per dare l’impressione di una “big” con l’obiettivo della serie A…e questo non è più un atteggiamento ammissibile. Possono capitare le partite no, quelle dove la palla non vuole entrare, quelle dove le squadre hanno il solo obiettivo di distruggere il tuo gioco e per questo bisogna che il Catania si comporti da “grande squadra”. Bisogna cercare un piano tattico alternativo, ma, prima di ogni cosa, evitare l’atteggiamento da “nobile” del campionato, con troppa gente che si lamenta per un fallo non concessogli e poca, invece, quella disposta ad alzare il capo e correre per la squadra. Su questo, il buon Marcolin dovrà lavorare ancora…perché le partite si possono vincere anche se si prende gol, mentalità che il Catania disconosce da almeno 2 anni.

Arbitro Sacchi di Macerata – 4: Lasciamo perdere il secondo giallo sacrosanto su Suciu al 16′ che avrebbe costretto i calabresi a giocare una partita quasi intera in inferiorità numerica, sorvoliamo su alcuni dubbi fuorigioco fischiati dai suoi collaboratori, chiudiamo un occhio sulle martellate alle caviglie a Rosina, ma è scandaloso come non si possa decretare fallo da rigore un divino, angelico quanto galeotto fallo di mani in area di rigore rossoblù al minuto 46′ del primo tempo, per altro confermato anche dai cronisti e dalla prova tv. Di certo, in questi tempi così nauseanti nei confronti del calcio, tra squadre che non dovrebbero salire perché non tanto blasonate, tra telefonate assurde di dirigenti che si sentono padroni di questo business, queste “figuracce” (e non uso altri termini meno decorosi) tolgono l’appetito ai buongustai del calcio, quelli che ne scrivono le cronache, quelli che ne osannano le gesta e quelli che sono a favore dello sport puro, per quanto, ormai, possa essere alquanto utopistico definirlo così. Sarebbe ora che si portasse più rispetto a questo sport, in quanto gioco fatto di regole scritte e non opinabili a discrezione dell’arbitrante le sorti, del potente di mezzo o del capo di questa fabbrica di soldi sporchi.

Sarebbe ora che il buon senso venisse a prendersi per mano questo sport e se ciò possa essere concretizzato per mezzo della tecnologia, che ben venga…ma tutto sempre in funzione della Giustizia Sportiva e dell’etica di base che regola questo sport prima come gioco e poi come impresa atta a portare un beneficio economico agli addetti ai lavori.

Di Pietro Santonocito

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