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Istinto RossazzurroVersione completa

Caro Coronavirus…

Pietro Santonocito
caro coronavirus

Lettera aperta al Coronavirus: essere parte di un mondo che vive e che si ammala, che si protegge e che non dà nulla per scontato…

Caro Coronavirus,

sei entrato nelle nostre vite con molta, troppa prepotenza. Non ci hai dato nemmeno il tempo di prepararci, di serrare i ranghi, di guardarti dalle persiane per spiarti e studiarti a dovere, prima di fare la tua conoscenza.

Ti avremmo accolto a dovere, come meglio sappiamo fare: un arancino o due per pranzare con noi e una cassata come dolce, concludendo con un bel bicchiere di vino padronale. Da queste parti sappiamo bene come essere cordiali.

Ti avremmo portato allo stadio Angelo Massimino. Avresti assistito alle partite del Catania, una squadra con una società in crisi, ma con un cuore ritrovato, degno di chi sa rialzarsi più forte di prima, specie se afflitto da un morbo invisibile.

Ti saresti saziato dei nostri sorrisi, della spontaneità catanese, dei centomila modi che troviamo per fare festa, in una città che non dorme mai. Non ti sarebbe mancato nulla e ti saresti divertito in mezzo alle mille luci di Catania.

Ti avrei fatto conoscere alcuni amici di sempre: la “cucca” della curva, il miglior nemico e invidioso, il super-divino incantatore che tutto sa (e nulla tiene), la mantide religiosa e l’apprendista di professione. A loro avresti potuto dare la mano, senz’altro.

Cosa ti avremmo chiesto in cambio? Nulla, caro Coronavirus. Forse un selfie con la sciarpa rossazzurra al collo, una battuta in catanese del tipo “Minchia, m’aricriai!”, una partita a calcio a 5 o una schedina da 3 €, dividendoci puntata e vincita.

Avresti avuto anche il letto della mia stanzetta. Se fosse bastato a trattenerti ed evitarti di prenotare una stanza in albergo, avrei dormito io in divano. Tanto, non avremmo dormito lo stesso: ps4 a palla fino alle mattinate del giorno seguente.

Un tuffo al mare, una scampagnata all’Etna e tanta, tanta carne di cavallo. Calda e tenera, da “na vutata e na mangiata”, dentro il pane fatto in casa dal nostro panettiere di fiducia. Salsiccia, cipollata e vai ancora di vino e birra a fiumi.

Non ti avremmo chiesto null’altro. Avremmo preteso il tuo divertimento, quello sì, ma senza mai offendere la tua natura di “virus” o di Coronavirus. Sappiamo quanto ci tieni a non essere confuso con un semplice “batterio”.

Eppure…

Così non è stato. Sei entrato in punta di piedi e senza bussare alla porta. Non ti abbiamo nemmeno visto, nonostante, di te, si parlasse già da 1 mese in Cina. Siamo distratti, noi…

Hai “stretto amicizia diretta” – e senza che loro lo volessero – attualmente con 21.157 anime italiane, di cui 1.441 sono già morte e solo 1.966 sono guarite da questa atroce “amicizia” – (fonte: Dipartimento della Protezione Civile).

Ti manifesti come una polmonite acuta, con sintomatologie a volte inesistenti, ma afferenti al ceppo tipico delle influenze…anche se non sei un’influenza. Un amico non occlude i polmoni impedendoti di respirare…ricordatelo.

Ci hai costretti a prendere delle precauzioni importanti, attraverso misure restrittive che non favoriscono la vita: non toccarci, distanziarci 1 metro l’un dall’altro, restare a casa…uscendo solo per lo stretto e indispensabile.

Hai bloccato l’economia di un Paese intero. Catania non la si riconosce più, così silente, così pulita, così…vuota. Tutto giace in uno stato di attesa così surreale da sembrare un sogno, una dimensione parallela, un racconto fantascientifico.

Se penso a quanto sei piccolo (1 angstrom = 10-10 m = la decimilionesima parte di un capello) e quanto danno hai già causato, mi rendo conto che le dimensioni non sono un problema per te. Non ti offenderesti se ti chiamassi “nano” perché, in fin dei conti, sei 10 volte più piccolo di un nanometro.

Forse, le tue dimensioni hanno fatto la differenza. Essendo molto piccolo sei entrato facilmente attraverso le fessure più piccole del nostro corpo e lo hai fatto diventare casa tua, senza pagare nemmeno l’affitto.

Stiamo soffrendo. Non ci sono ambulatori per terapie intensive sufficienti a contenere il numero di casi gravi che richiederebbero un trattamento simile. Ci sta aiutando la Cina, sì proprio lei, colei che soffre come noi, ma che sa come aiutarsi da sola.

È vero, ci si capisce solo tra chi patisce lo stesso dolore, le stesse pene. Non è un problema di distanza geografica, ma di distanza culturale, sentimentale e solidarietà. Noi ci siamo sempre stati per le sciagure altrui, ma chi ci sta aiutando in questo momento è solo la Cina…distante 8.120 Km e una lacrima da noi.

Qualcuno ha provato a bloccarti, a tenerti cauto. Qualcuno studia il modo per distruggerti, per debellarti definitivamente ed evitare che tu cresca, diventi forte e procrei altri tuoi figli più forti e pericolosi di te.

Stanno lì, dottori, professori, biologi, microbiologi, virologi e specialisti delle malattie infettive. Tutti tratteniamo il respiro aspettando la bonifica del loro lavoro, ma non siamo in grado di dare loro una “pacca sulle spalle”: non lo possiamo nemmeno fare.

Anche loro meriterebbero di “restare a casa”, come è stato consigliato a noi. Solo che loro lo meriterebbero, per quanto di buono stanno facendo…noi non so quanto lo meritiamo. Non tutti abbiamo capito quanto è grave la situazione, finché non ci riguarda in prima persona.

“Non è un problema mio”, “che mi frega? Poi si pensa”, “Tutta una farsa….io esco lo stesso e vado dove mi pare”. Con questo atteggiamento abbiamo distrutto ogni cosa buona, confezionata e salvaguardata negli anni da gente grandiosa. Siamo maestri nel distruggere.

Quindi, se siamo bravi a distruggere, siamo anche noi dei virus! Certo, non tutti, non possiamo generalizzare. Ma, a volte, anche le persone così piccole possono diventare contagiose, proprio perché riescono ad entrare nelle mentalità più piccole, all’interno di corpi senza difese immunitarie.

Anche noi infettiamo, contagiamo, uccidiamo. Misuriamo in media 1,80 m e quindi siamo circa 18 miliardi di volte più grandi di te, Coronavirus. Non abbiamo bisogno di una “corona” come distintivo: ci basta un profilo fake, una posizione stimabile, un gruppetto di sudditi e…mietiamo vittime.

La peculiarità che ci contraddistingue è che sappiamo uccidere quelli della nostra stessa specie. Da questo punto di vista, siamo sicuramente diversi da te: tu non lo faresti mai.

Incredibile! Mi sento un deficiente nei tuoi confronti. Tanto grandi, quanto stupidi. Se continuo a pensare che sei bastato tu per metterci in ginocchio, mi rendo conto di chi è il vero virus tra noi due.

L’istinto di sopravvivenza mi obbliga ad avere fiducia sul buon operato dei medici. Se non altro, avrai vita breve ed il tuo destino è già segnato…questione di settimane. Mi dicono che “soffri il caldo”: peccato, ti avevamo preparato un bell’ombrellone alla Playa.

Tuttavia, in fondo, ti rispetto, caro Coronavirus. Hai messo in crisi, da solo, molti Paesi del mondo umano, mettendoci alle strette e obbligandoci a rimboccarci le maniche per restare in vita. Nello specifico, ci hai fatto capire:

  • Quanto è importante la prevenzione alla cura. Meglio prevenire che curare, lo sappiamo tutti, tranne il nostro governo;
  • Quanto sia “un lusso” la sanità in Italia, destinata solo a pochi e non estendibile a tutti;
  • Quanto sia importante il lavoratore autonomo, il commerciante locale e le soluzioni alternative alle grandi industrie estere;
  • Come usare al meglio i social network e gli strumenti digitali per fare del bene (a questo proposito, se ti serve una mano, clicca qui);
  • Come si realizza una mascherina. Da oggi in poi saremo attrezzati contro coloro i quali se la meriterebbero tutta, giornalmente;
  • Che vuol dire “rispetto per gli altri”: la mia libertà finisce dove inizia quella del mio concittadino. Non esco perché potrei infettare qualcun altro, inconsapevole del fatto che il Coronavirus lo potrei avere anche asintomatico (senza sintomi);
  • L’importanza della famiglia e quanto è necessario non trascurarla;
  • Quanto importante è dare e ricevere un gesto di affetto: un abbraccio, un incoraggiamento (una pacca sulle spalle), un bacio;
  • La necessità di mettere da parte le ostilità contro vicini, parenti, amici/nemici per un fine più grande, una guerra che, da soli, non potremmo mai vincere.

Per questo e altro ancora, non espresso in questo elenco…ti dico GRAZIE.

Cordialmente e senza gesti di affetto,

Pietro Santonocito

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