Tutto è bene quel che finisce bene…


Tutto è bene quel che finisce bene…
Catania 2-1 Messina, rimonta dei rossazzurri capaci di reagire al momentaneo pareggio di Gustavo. Fondamentale ritorno al gol di Calil e tre punti che danno ossigeno puro agli uomini di Moriero.
Atmosfera spettrale, da film horror decisamente per i nostalgici tifosi di una Proboscide sventolante in aria. Un derby che rimarrà nella storia non solo per la mancanza dei tifosi peloritani, ma, soprattutto, per l’assenza della tifoseria dell’Elefante sugli spalti (appena 2093 i paganti), dove una gran ferita si erge vistosa tra gli spalti di una Curva Nord e una Curva Sud, dopo gli ultimi colpi al cuore subiti. Neanche il campanilismo tra Catania e Messina ha saputo porre rimedio a questa ferma volontà, surreale segno di una realtà alternativa a quella a cui si è solitamente abituati…a cui Catania e i catanesi, solitamente, sono abituati a mostrare. Occhio per occhio, dente per dente e così al silenzio stampa della società di Via Magenta segue quello di un Massimino a timide chiazze rossazzurre, nel derby dello Ionio meno colorato di tutti i tempi.
Ma oggi l’obiettivo era rimettersi addosso quella faccia meramente caduta a terra e lasciata stagnante in quel di Agrigento, dopo la sconfitta per 3-2 tra mille polemiche arbitrali mosse nel post-partita. Salvare il salvabile, salvarsi la pelle e convincere stampa e tifosi che non si era troppo belli all’inizio di campionato, ma neanche così orribili quattro giorni fa nella Città dei Templi. Avversario di turno un Messina già salvo, con Arturo Di Napoli che aveva prematuramente dichiarato di andare ad affrontare un Catania vivo e vegeto, in grado di sapersi aiutare da solo nonostante le mille difficoltà di carattere puramente mentale. Dall’altra sponda, un Moriero carico più che mai, in tenuta “casual” che ha potuto godere del ritorno di Russotto e del rientrante Castiglia a centrocampo, non ancora in forma fisica ottimale, ma decisamente prezioso nell’economia tattica della partita.
Dopo circa 20 minuti di paura, gesti imprecanti scambiatisi vicendevolmente e appoggi sbagliati in maniera clamorosa, i rossazzurri provano a scacciare le streghe al 19′ con Musacci, il quale ci prova dai 20 metri con una palombella a giro alta di poco. Solo uno squillo, con gli ospiti che sembrano tenere bene il campo, nonostante il pallino del gioco sia nei piedi degli etnei. La partita si annoia di sé stessa fino al minuto 36, quando Calil viene chiuso a sandwich dai centrali messinesi e conseguentemente atterrato: per l’arbitro Piccinini non c’è motivo d’esitazione ed è calcio di rigore. Dal dischetto la contestatissima punta brasiliana sigla il vantaggio. Si movimentano gli animi di gioco e gli uomini di Di Napoli aumentano la dose di interventi da tergo, con alcuni (troppo pochi) cartellini mostrati (vedasi capitan Giorgione – Calil un minuto dopo il gol siglato), fino ad arrivare alla conclusione della prima frazione di gioco.
Secondo tempo che riprende con le stesse formazioni andate al riposo. Poco o nulla nei primi 15 minuti di gioco, dove un Calil troppo svagato non sa raccogliere l’assist di Falcone al 47′ e Russotto alza troppo la mira su calcio di punizione da buona posizione, al 58′. Due minuti più tardi, colossale occasione da gol sprecata da Castiglia, il quale si inserisce bene tra le bianche maglie ospiti, ma non riesce a capitalizzare il cross di Falcone. Puntuale come l’allergia in questo periodo arriva il calo atletico dei rossazzurri ed, insieme ad essa, arriva pure la febbre da doccia fredda al minuto 63′, a causa del pareggio di Gustavo su cross di Giorgione deviato. Il Messina alza il capo e prende le redini del gioco, rigettando nell’oblio gli uomini di Moriero. Al 73′ ancora l’autore del gol peloritano ci prova con un destro a giro da fuori area, a lato di poco alla destra di Liverani. Ma quando gli spettri sembrano bussare di nuovo alla corte rossazzurra, ecco l’acuto di quel Russotto in più, mancato per larghi tratti di questo torneo: minuto 80, il laterale romano approfitta dello spazio regalatogli dalla difesa messinese, si invola verso la porta e trafigge Berardi in uscita. Barrito supremo del giocatore di maggior classe nella rosa del Catania e adesso è tempo di fare le barricate contro le flebili speranze degli uomini di Di Napoli di riacciuffare il pareggio per la seconda volta. Saltano i nervi al giallorosso Ionut al 92′ che si fa ammonire per la seconda volta, lasciando i suoi compagni di squadra in inferiorità numerica per i restanti due minuti di recupero. Finisce, tuttavia, 2-1 e Catania che torna ai 3 punti, dopo 53 giorni dall’ultima vittoria, col medesimo risultato, contro il Matera.
Gara non spettacolare decisamente, dove la paura (da un lato) e il senso d’appagamento (dall’altro) per il raggiungimento della quota matematica necessaria alla salvezza hanno condizionato lo spettacolo e fatto pendere l’ago della bilancia a favore degli etnei. Se aggiungiamo, oltretutto, la mancanza di tifosi per entrambe le contendenti, ad inficiare dal punto di vista agonistico, possiamo immaginare che genere di incontro sia venuto fuori. A fiammate vanno sia Catania che Messina, con i padroni di casa che sfruttano al meglio gli episodi a loro favore, per una vittoria che ci sembra, tutto sommato, meritata. Oltre alle diverse motivazioni, un Russotto in più ha fatto la differenza, ove folli e sregolati sono stati gli spazi lasciati dalla retroguardia ospite.
Insomma, come si suol dire in questi casi, tutto è bene quel che finisce bene, con il Catania che fa un ottimo balzo in avanti, al fine di raggiungere l’obiettivo minimo di questa stagione, la salvezza. Un po’ di aloe rinfrescante su una ferita che non può scomparire del tutto, neanche dopo la vittoria in un derby col Messina. Sarà importante non perdere lunedì a Foggia, per dare continuità a questo risultato, affrontare il successivo incontro contro la Lupa senza patemi di vittoria e riavvicinare i tifosi allo stadio. Pasqua è alle porte e più nessuno si aspetta la sorpresa dentro l’uovo… Ciò che si pretende è poterla festeggiare, la prossima Pasqua, con un Catania ricoperto di cioccolato finissimo…IL MIGLIORE POSSIBILE!
Tabellino e pagelle:
CATANIA (4-3-3): Liverani 5; Garufo 5, Bergamelli 5,5, Bastrini 5, Nunzella 6; Di Cecco 6 (Lupoli 73′ – 5,5), Musacci 6, Castiglia 6; Russotto 7, Calil 6,5 (Ferrario 93′ – sv),Falcone 6 (Calderini 74′ – 5). A disp.: Bastianoni, Pelagatti, Agazzi, Pessina, Logofatu, Ferrario, Felleca, Gulin, Lupoli. All: Moriero 7.
MESSINA (4-3-3): Berardi; Ionut, Martinelli, De Vito, Barilaro (Zanini 76′); Fornito, Baccolo (Russo 76′), Giorgione; Gustavo, Tavares, Biondo. A disp.: Addario, Mileto, Zanini, Fusco, Masocco, G.Russo, Scardina, Padulano, Cocuzza, Lia. All: A. Di Napoli (in panchina R.Di Napoli).
AMMONITI: Baccolo, Giorgione (ME); Calil (CT).
ESPULSI: Ionut (ME).
MARCATORI: Calil 36′ Rig.(CT) Russotto 80′; Giorgione 63′ (ME).
MINUTI DI RECUPERO: 1′ P.t.
ARBITRO: Piccinini di Forlì;
ASSISTENTI DI GARA: Rossi-Imperiale.
Pietro Santonocito
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