Il bello d’esser brutti…e il “brutto” d’esser belli


Il bello d’esser brutti…e il “brutto” d’esser belli
In questo giorno di religioso silenzio, pasquale, non di nome ma di efficacia santa, la prima componente che dovremmo cercare è la felicità. Proprio oggi, nel giorno più importante della storia cristiana, il sacrificio di Gesù Cristo ci ha liberato dai peccati, rendendoci “più belli“, “più puliti” e, probabilmente, “meno brutti” di quanto non saremmo se ci guardassimo allo specchio. Questo vale per ogni essere vivente, dai nostri cari ai colleghi di lavoro, dal prossimo a chi osanniamo, quasi fosse un secondo dio, allo stadio, al limite della blasfemia e della dannazione eterna.
Paragon non porta pena, tanto è frivolo l’ambito del nostro discorso. Seppur bistrattato e maldicente, esso veleggia nei meandri più tempestosi dell’io pasquale (ripeto – non di nome), subdolamente stizzito da un altro, ancor più frivolo, esempio di “brutto“, nel “bello” che “dovrebbe” (nel nostro subconscio – schiavo dei nostri sentimenti) chiamarsi calcio. Così, si palesa a noi, nella domenica della resurrezione di Gesù Cristo, un pensiero proibito, al confine tra conscio e subconscio, tra sacro e profano, tra reale e fittizio. Esso pone le sue fondamenta su alcune parole dal significato cangiante e camaleontico nella natura:
- Bello: aggettivo qualificativo. Indica “bellezza”, corsara di mille sfilate di moda…o ipocrisia…o di maschere, dal brutto mostrare e dal bello celare (e viceversa).
- Brutto: aggettivo qualificativo. Indica “bellezza”, ma in che misura? Non credo che nel Sistema Internazionale delle unità di misura abbiano coniato un’unità di misura tale da poter definire multipli e sottomultipli della bellezza. Ma una cosa è certa, come diceva il grande Albert Einstein, “non esiste il freddo come opposto del caldo, ma come assenza di esso”. Allo stesso modo, prendendo in prestito, con tanta riverenza al proprietario, tale ragionamento, non può esistere “bruttezza”, ma solo “assenza di bellezza”.
- Sacrificio: simbolo di un gesto che ha tolto a noi per dare qualcosa a qualcun altro. Esempio immediato è il nostro Signore Gesù Cristo, per donarci “bellezza” nello spirito.
Ebbene, se queste parole hanno un filo comune nella realtà, così non è quando si parla di Calcio Catania. Contro il Cosenza il “sacrificio” dell’undici di mister Pulvirenti non è stato compiuto minimamente. Si chiedeva solo di presentarsi in maniera “decente” in campo, senza patemi d’animo o risultato. Se fosse arrivato anche quello, considerati i passi falsi di Paganese e Casertana, con queste ultime appaiate insieme al Fondi a quota 45 punti, avremmo avvicinato l’obiettivo play-off, piazzandoci momentaneamente all’ottava posizione. Come si dice in questi casi? Aiutati che Dio ti aiuta. Così non è stato e l’assenza di sacrificio ha azzerato totalmente le pretese su questa squadra da qui alla fine delle ultime tre partite di campionato.
Il “brutto” non è soltanto l’imbarazzante modo con cui sono stati presi due gol, ma il come non si riesca mai a reagire agli errori individuali dell’uno piuttosto che l’altro. Si crea la confusione totale: gente che prende il pallone e, con un gesto di stizza, lo calcia in aria a mo’ di “andiamocene a casa che è meglio”; gente che si manda “bellamente” a quel paese e senza passare dal “Via!”; gente che si mette le mani nei fianchi, arranca, si trascina e si trastulla nel completo “non vedo – non sento – non parlo” a dieci metri sopra il cielo. Non sono assolutamente d’accordo con chi prende il Gesù Cristo di turno e lo mette in croce al posto di un assassino come Barabba: Parisi sarà sicuramente inadeguato al ruolo che ricopre, ma i suoi compagni non sono da meno. Quattro difensori hanno letteralmente guardato un crossaccio del nuovo CR7 della Lega Pro, alias Statella, lisciandolo a dovere, per poi non riuscire nemmeno ad allontanarlo, favorendo, di fatto, il tap-in del nuovo Filippo Inzaghi della Lega Pro, alias Letizia. Non parliamo solo di Parisi, ma anche di Drausio detto Gil, Marchese, Bucolo (autore del liscio clamoroso) e Djordjevic, nella completa alchimia di un disastro di proporzioni bibliche. Perché, chi è senza peccato…scagli la prima pietra! Ciò che non potrà mai fare il caro, egregio, signor Marchese, poiché un giocatore del suo calibro ed esperienza, conoscendo le difficoltà del compagno Parisi, non dovrebbe neanche minimamente pensare di passare quel pallone, con l’avversario alle calcagna del giovane siracusano. Eppure lo ha fatto. Per giunta, criticando aspramente la pagliuzza nell’occhio del ragazzo, senza pensare a togliere la sua trave! Scena penosa e da bandire dal calcio. Il tutto, sotto gli occhi di un allenatore ignavo, senza capelli e senza idee. E fu sera…e fu mattino, tanto la colpa non è mia, ma della società che mi ha messo qui. La società penserà a porre rimedio…La società bacchetterà…La società sceglierà la prossima formazione in campo. Io sono Ponzio Pilato, calvo come lui e me ne lavo le mani…
Il bello è che, ancora una volta, la colpa è dei tifosi, schiavi di un sinedrio di pagliacci e lestofanti. Una parola in più vomitata a loro carico, per chi entra e protesta, per chi non entra e va a sostenere altre realtà sportive catanesi. Opportunità sprecate per entrare nella zona play-off, sesto posto di intelligenza. D’altronde, il clamoroso liscio di Bucolo è colpa dei tifosi che non sono venuti a sostenere questo obbrobrio. Loro che avrebbero potuto vincere da soli questa partita, creare filtro a centrocampo, interdire e ripartire ferocemente con la sola forza del pensiero. Gli stessi, brutti, tifosi che esonerano allenatori, causano retrocessioni e tolgono il Daspo a chi ha “solo” infangato la storia e la tradizione del Calcio Catania da qui alla prossima venuta del Cristo. Anche qui, si guarda la pagliuzza altrui, piuttosto che la trave propria. Forti del “bello d’esser brutti“.
Eppure, c’è chi ha creduto in tutto ciò: alle parabole blasfeme, narranti un Catania “più forte del Foggia” nella rosa; agli avvocati-giocatori, un po’ troppo in sovrappeso, venuti qui a portare gol e mandati celermente a Gennaio; ai santi martiri, 42 punti sul campo d’ignoranza in olio d’oliva; agli sproloqui, folli, di gente le cui teorie sono e saranno sempre “questo è il calcio”, allargando senza dignità le braccia, dall’alto della loro grande esperienza in serie A…
…ai “messia del calcio”, venuti sulla terra per salvarci dai peccati, con giacca e cravatta, conti alla mano e cinque componenti di un pugno con un tunnel carpale grande quanto una casa; con tanta “simpatia” nei confronti di chi, per lui, ha sottoscritto 5500 abbonamenti, in Lega Pro, dopo 4 anni di vergogne; senza versare un goccio di sangue in più, ma cercando di “riabilitare” qualcuno il cui sangue l’ha venduto a Mammona.
Questo è IL BRUTTO D’ESSER BELLI…
Buona Pasqua a tutti voi,
Pietro Santonocito
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