Basta con le favole

Sin da piccoli siamo stati abituati ad andare a dormire con la cosiddetta “favola della buonanotte”, una storiella che ci raccontava la mamma, il papà, la nonna o il nonno se preferite, ma pur sempre una storiella che ci faceva addormentare nella tranquillità di quel pensiero. I tifosi del Catania, invece, conoscono qualcosa che è stata più di una favola. Una molto bella e particolare, che sarà da raccontare ai nostri nipotini quando saremo noi a rimboccare loro le coperte, è sicuramente quella di quando il Catania veniva chiamato il “piccolo Barcellona” e impartiva lezioni di calcio all’Italia intera, proprio lo stesso che poi sfiorò l’Europa. Che bella storia, meravigliosa da raccontare, da ricordare. Peccato, però, che con la situazione che siamo costretti a vivere al giorno d’oggi, noi insaziabili d’amore per il colore rosso e per quello azzurro, questa favola strida davvero tanto. Siamo quasi stufi di rimembrare il passato. Siamo delusi dal presente, fatto di risultati che non cambiano in fin dei conti e che ci rendono tanto difficile il tifo per questa squadra. Eppure siamo ancora qui a raccontarvi dell’ennesima debacle.
Allo Stadio Adriatico va in scena il match fra Pescara e Catania, in una domenica pomeriggio che non è di Serie A come potrebbe far pensare l’orario delle 15:00, ma che invece è valevole per la sesta giornata di ritorno del campionato di Serie B. La formazione ospite scende in campo con gli stessi undici che hanno prima battuto il Perugia e che poi hanno pareggiato contro il Crotone, aggiungendo quattro punti a quella vittoria che era stata conquistata nella partita prima contro la Pro Vercelli. Attenzione però: tutti punti totalizzati fra le mura amiche del Massimino. Rossazzurri, dunque, chiamati a dimostrare in trasferta di essere in grado di raggiungere quella svolta del campionato tanto auspicata da molto tempo ormai. La gara inizia con una squadra che, almeno nel primo quarto d’ora di gioco, gioca a ritmi elevati, pressando l’avversario e comprimendolo nella propria metà campo, senza però mai arrivare al tiro. Pian pianino, infatti, gli etnei cominciano a concedere centimetri ai padroni di casa, permettendogli di respirare e lasciandogli metri per poi arrivare ad un paio di conclusioni che, però, risultano semplicemente timide. Gara che si svolge nella (quasi) noia fino al 43′, momento nel quale avviene l’episodio fondamentale della partita. Christian Pasquato, infatti, si dimostra ingenuo e nervoso tanto da farsi prima ammonire per un fallo su Mazzotta, poi addirittura facendosi sventolare il cartellino rosso dal direttore di gara per avergli dato del “fenomeno”. Delfini in dieci, dunque, e Catania chiamato ad approfittarne nella ripresa. Solo che le cose non vanno affatto così. Il Pescara, infatti, esce allo scoperto nonostante l’inferiorità numerica e si rende pericoloso dalle parti di Gillet in almeno un paio di occasioni. Una su tutte è sicuramente quella capitata sui piedi di Bjarnason che, però, prende in pieno la traversa grazie anche ad una deviazione provvidenziale di Ceccarelli, uno dei pochi che si salvano nella gara odierna. Il Catania si trova in grande difficoltà, schiacciato dagli abruzzesi e sbilanciato quando prova ad accelerare. Ciononostante, gli uomini di Marcolin a ridosso dei minuti finali del match riescono a riprendere le redini del gioco e per poco non riescono anche a portare la vittoria a casa. Martinho, infatti, si divora un gol praticamente già fatto quando spara alto un pallone che chiedeva solamente di essere appoggiato in rete. E allora è lì che senti di poter essere beffato. “Gol mangiato, gol beccato”, si dice così in gergo calcistico. A confermare tale regola del pallone è proprio Sansovini che, al 93′, s’inventa un gol da cineteca calciando forte, di sinistro e da fuori area la sfera che s’insacca sotto la traversa, laddove Gillet può semplicemente stare a guardare. Pescara batte Catania uno a zero proprio al fotofinish.
Adesso siamo noi a dirlo: basta con le favole. Inutile cambiare una squadra intera, l’allenatore e persino i magazzinieri se necessario: il Catania non sa vincere fuori casa!
Oggi ne abbiamo avuto l’ennesima riprova. I rossazzurri, infatti, si sono mostrati non all’altezza della situazione. Poco coraggio, poca voglia di vincere, neanche un tiro in porta. Questi ragazzi si dimostrano senza sangue nè mordente fuori casa. Sarà un problema mentale, tecnico o atletico, ma fatto sta che questa è la dura verità. Neanche il cambio di guida tecnica, l’ennesimo anche questo, sembra riuscire a portare quel cambio di mentalità che urge a questa squadra. Mister Marcolin, addirittura, sbaglia ogni scelta tecnica. Si sbilancia in attacco inserendo Castro e Martinho al posto di Sciaudone e Maniero, tiene quattro difensori con il Pescara in dieci e sostituisce Calaiò per il giovane Barisic quando il Catania cerca un po’ più insistentemente il gol. Scelte discutibilissime, quindi, quelle dell’allenatore etneo, che aveva già fatto discutere per le decisioni prese già lunedì scorso nella sfida interna contro il Crotone. Andando ai calciatori, invece, appaiono impacciati e, dopo un certo minutaggio, appesantiti. Non una bella notizia visto che anche nel precedente impegno avevano accusato stanchezza nelle gambe. Nelle prime due gare di questo “nuovo corso”, al contrario, i titolari erano stati autori di due grandi partite giocate molto intensamente e a ritmi davvero elevati. Da due partite a questa parte, invece, dimostrano di aver perso quello smalto iniziale che probabilmente sarà dovuto anche alla preparazione atletica che stanno affrontando con il Prof. Ventrone. Ma ci fermiamo qui, perchè la polemica non fa bene ad una situazione già di per sè molto delicata come quella del Catania.
Quindi basta con le favole, stavolta chiediamo pietà. Non è possibile assistere sempre alla stessa storia: il campionato del Catania si svolge a metà, in quanto questa squadra si dimostra incapace di portare punti dalle gare esterne. Si tratta, evidentemente, di una squadra che non ha nelle proprie corde quella mentalità che avrebbe dovuto avere una possibile pretendente delle zone alte della classifica. Guardiamoci alle spalle, perchè a furia di pensare a questa rimonta per raggiungere quanto meno i play-off, non ci siamo accorti di avere un piede in Lega Pro, almeno fino a questo momento. Basta con le favole e guardiamo in faccia la realtà: salviamo la categoria, perchè la faccia l’abbiamo già persa.
Di Federico Fasone
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